Tamara de Lempicka: il corpo Passa ai contenuti principali

Tamara de Lempicka: il corpo

 
L'autenticità di un corpo. Innanzitutto, un corpo è volume. O meglio, complesso di volumi. Volumi disegnati secondo una geometria irregolare, imprevedibile, a tratti scivolosa, a volte affilata. Ma agli occhi sensibili di chi guarda il mondo come spazio, la prima facoltà del corpo è quella di occupare lo spazio, fin quasi ad amplificarlo.

Tamara de Lempicka ©, La belle Raphaëla, 1927 www.DeLempicka.org
Un corpo è spazio rubato, come gemme strappate alle rocce. È intagliato, agitato. Un corpo è l'atto finale di un contratto col mondo. A qualcosa di misterioso è concesso un ricettacolo pronto a snodarsi sotto il suo impeto. Alla vita è dato un corpo per riempirlo, sentirsi essa stessa sazia di sé, compressa fino ad esplodere.

Tamara de Lempicka ©, La bretonne, 1934 www.DeLempicka.org
Esplodere nel dispiegarsi di un movimento. Nel movimento sembra potersi cogliere il ritratto della vita.

Tamara de Lempicka ©, Portrait de Nana de Herrera, 1929 www.DeLempicka.org


Commenti

  1. constantly i used to read smaller articles or reviews
    that as well clear their motive, and that is also happening
    with this paragraph which I am reading at this place.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Thank you for your comment! I'm not an art expert, so I'm comfortable only writing about what I feel watching some masterpieces.

      Elimina

Posta un commento

Lascia un commento!
Condividi con l'autore e gli altri lettori impressioni, opinioni, riflessioni, critiche. Sarebbe bello poter creare un ambiente di confronto!

Post popolari in questo blog

Recensione • GENTE DI DUBLINO

Con i suoi quindici racconti, Gente di Dublino (Dubliners il titolo originale) rappresenta non solo una fra le maggiori opere di James Joyce, ma anche la consacrazione del genere e del suo futuro successo. Pubblicato nel 1914, il libro contiene brevi storie scritte fra il 1904 ed il 1907, tutte ambientate nella Dublino malinconica e arresa di inizio secolo scorso. 
Silenzio. Una sensazione alquanto inusuale, ma è proprio quella che ho provato al termine delle lettura di ciascuna storia.

Recensione • GIOBBE - ROMANZO DI UN UOMO SEMPLICE

Romanzo strano.  Giobbe - Romanzo di un uomo semplice, sembra (e dico: sembra) non concedersi affatto alcuna licenza dalla semplicità dell'uomo la cui storia, intrisa di affanni, Joseph Roth ha vergato fra le sue righe. Pubblicato nel 1930, è opera di un autore abbastanza singolare, sul quale invito a leggere qualcosa, basta una di quelle biografie che il web ospita. 
A dire il vero, questo romanzo non è rientrato per niente nelle mie aspettative. Ma è altrettanto vero che difficilmente accade il contrario, soprattutto se l'idea che ci si è fatti non solo è priva di alcun legame con l'esperienza diretta dell'oggetto (nel nostro caso, il libro in questione), ma è per di più un'immagine ben nitida e fissa nella nostra mente. Ciononostante, lungi da me dirmi deluso da questa lettura. Romanzo strano (mi ripeto intenzionalmente; tale constatazione mi si è presentata più volte alla mente mentre sfogliavo il libro, quasi una sorta di leitmotiv).

Recensione • L'ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO A MORTE

Un romanzo molto breve, un concentrato di emozioni e tormenti, il tutto raccolto e assemblato per dare vita ad un urlo, ad uno strattone che risvegli negli uomini la consapevolezza che vivere non sancisce il possesso della vita stessa, né della propria, né di quella altrui. Scritto nel 1829 dalla penna del padre del Romanticismo francese, Victor Hugo, L'ultimo giorno di un condannato a morte credo sia uno dei lavori più toccanti e disarmanti che il gusto romantico abbia partorito.