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Jan Vermeer・La lattaia

 

Jan Vermeer, La lattaia (1658 - 1661 ca.)

La lattaia (1658 - 61 ca.) è sicuramente uno dei dipinti più famosi di Jan Vermeer. La monumentalità rassicurante delle sue forme, insieme alla grazia del gesto misurato e allo sguardo concentrato, conferisce al personaggio un fascino quasi materno. Una scelta rara se non unica in confronto al resto dell'opera di Vermeer, che preferisce spiare la privata titubanza di giovani spose indecise fra la virtù e il vizio o la pigrizia di padrone assopite, piuttosto che riempirci del sereno conforto di una solida rettitudine.

Jan Vermeer, Giovane donna assopita (1657 ca.)

Il richiamo alla virtù, che spesso in Vermeer assume la forma della Temperanza (raffigurata in allegoria sui vetri colorati delle immancabili finestre), era missione tipica della pittura di genere olandese del XVII secolo: siamo nel "secolo d'oro" delle Province Unite -  "unite" proprio dalla nuova etica della Riforma, anche solo come scusa per l'indipendenza - secolo che fu tale proprio per la piena adesione dei più agli insegnamenti paternalistici che potremmo così riassumere: l'uomo a lavoro fuori, la donna a lavoro in casa, uniti dalla fedeltà coniugale come da un'alleanza domestica.

Solo che questo richiamo alla virtù, di solito, funzionava relegando la virtù stessa in qualche canto ombroso, o fra i vetri piombati di un'anta vista di scorcio, nascosta insomma dietro gli agguati delle tentazioni, se non già dietro i loro trionfi.

Jan Vermeer, Due gentiluomini e una fanciulla con bicchiere di vino (1659 - 1660 ca.)

In questo senso la La lattaia rappresenta un'opera isolata: guardate che serenità, che pienezza, che ordine modesto eppur caloroso accompagna la rettitudine e la dedizione al lavoro - sembra volerci dire Vermeer.

La superficie sgretolata del muro di fondo non ce la fa a convincerci della scabrosità di una vita semplice, né il mignon des dames - lo scaldino sul pavimento, a destra, che le donne tenevano sotto le gonne e che era simbolo della lussuria femminile - ci sembra un valido testimone di ambiguità. 

Il nostro sguardo, d'altronde, è condotto lungo il percorso del contorno sinistro della figura - la destra della lattaia - che parte dalla cuffia, scende a cascata su una spalla ampia che ne ingentilisce la furia, ridiscende lungo il braccio che tiene con compostezza la brocca, ed ecco finalmente comparire questo ruscello bianco, misuratissimo, un latte divino che non può esitare a trasfigurarsi nella luce che si riflette sulla ciotola per sfociare, finalmente, fluido vivifico e fecondo, nei mille barlumi dei pani, insaporiti da un fine pointillé.

La lattaia (particolare)

La luce. Vermeer ci affascina sempre per il suo gusto coloristico. Il suo stile può ben inserirsi nella definizione di "sintesi prospettica di forma e colore" con cui Roberto Longhi descrive la tendenza inaugurata da Paolo Uccello e che si evolverà nell'ordine monumentale di Piero della Francesca e, più tardi, nelle sinfonie di colore di Paolo Veronese. 

In breve: creo uno spazio prospettico, vi inserisco delle figure le quali non potranno che sistemarsi lungo dei piani, quelli stessi che convergendo al centro creano la prospettiva; poi le coloro, ed ecco che l'armonia delle forme che rispondono al richiamo della prospettiva si riverbera sugli accostamenti cromatici, macchie piene che non si assottigliano mai troppo e si mettono vicine, portando improvvisamente tutto in primo piano.

Paolo Uccello, Battaglia di San Romano (1438)

Piero della Francesca, Pala di Brera (1474)

Forme in prospettiva prendono posto nello spazio, colori immersi nella luce mattutina intarsiano la superficie. Il miracolo: si può cogliere tutto con lo stesso abbraccio di sguardo.

Ma Vermeer ha appreso anche la lezione di Caravaggio, e abbandona le luminose ambientazioni di Piero della Francesca e di Giorgione per stanze - quasi sempre la stessa, il suo studio in casa della suocera - illuminate da una sola finestra. La luce, lì diffusa come un alone, qui si raccoglie in un fascio che aspetta solo di essere indirizzato dall'artista. Il volumi si esaltano, i colori (questi ancora stesi in ampi bacini) mostrano le loro trame e consistenze di tessuti, i metalli ci stuzzicano coi loro riflessi. Il tutto immerso in una grazia che stempera l'impeto di Caravaggio.

Una scena tutta improntata all'esaltazione di una vita modesta - per non turbare questa atmosfera, Vermeer cancellò una cartina geografica che aveva dipinto sulla parete di fondo, come risulta da esami radioscopici, allora un vero e proprio bene di lusso - e del lavoro diligente. Per noi, però, si risolve in abbinamenti deliziosi, suggestivo realismo accennato, voglia matta di passare la mano sulla fronte della lattaia per assaporarne la levigata rotondità. 

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Bibliografia e link utili

Norbert Schneider, Vermeer, Taschen Basic Art 2.0

Roberto Longhi, Breve ma veridica storia della pittura italiana, Abscondita Aesthetica

Walter Liedtke, The Milkmaid by Jan Vermeer, Metropolitan Art Museum: http://metmuseum.org/art/metpublications/The_Milkmaid_by_Johannes_Vermeer#


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