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Antonio Rocco・Della bruttezza

 

Un discorso, di quelli che un tempo venivano recitati come dimostrazioni di abilità oratorie. Eredità del mondo antico, che così caro aveva il suono della voce umana. Un richiamo che Antonio Rocco (1586 - 1653), lettore di retorica a Venezia, non smette di sottolineare con le sue continue citazioni. E ad ognuna di queste spinge più affondo l'ago con cui ci ha punto quando abbiamo immaginato di sentirlo, sguardo compiaciuto:

" Vi dico, ch'io voglio nel mio presente discorso trattar di cose brutte, con brutto e disconcio favellare. "

La bruttezza come opposta all'affascinante, ammaliante, pericolosa bellezza. La bruttezza senza la quale gli uomini non avrebbero ragione di sperare nel dono della redenzione, senza cui non si potrebbe esprimere l'immensa clemenza del divino. La bruttezza dell'ignoranza, garante di serenità.

Una lettura non scoscesa, sebbene l'italiano sia quello del diciassettesimo secolo. Ci riempie di immagini raccolte a piene mani dall'esperienza quotidiana, ci conduce scandagliando semplicemente la realtà, come facendoci strada fra i campi che tutti distrattamente calpestiamo.

Alza il braccio ed indica con gesto sicuro, sicuro che contro l'evidenza non ci siano armi da brandire.

" Or quali angoscie, quali ramarichi, quali inquietudini, quali affanni irremediabili apporta una vagheggiata bellezza agli infelici amanti? [...] E qual più vero inferno, che il petto di un'anima innamorata? "

Eppure, sebbene tutta questa ovvietà del semplice susciti un senso di imbarazzato fastidio, non si può non dare il merito al Rocco di aver ammonito i suoi uditori, in questo suo Della bruttezza, con le massime di una saggezza forse un po' scomoda, una saggezza che molti non esiterebbero a fraintendere per calzarla nel modo che più gli conviene.

" Udite: Natura semper agit propter finem..."


Mi chiedo se ci sia qualcuno che possa fuggire il turbamento, qualcuno che mai dimentichi questa verità.

Ammirare da un punto diverso un panorama familiare, e scoprirne un profilo inaspettato, che non può non far parte proprio di quel panorama. Illuminare una faccia del mondo che era rimasta oscurata. Nella sua brevità senza pretese, è questo il più gran pregio del discorso Della bruttezza. 

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Edizione di riferimento: Antonio Rocco, Della bruttezza, ETS Editrice, Pisa, 1990






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