LUIGI NATOLI・I BEATI PAOLI Passa ai contenuti principali

LUIGI NATOLI・I BEATI PAOLI

 
Uno dei massimi romanzi storici del panorama siciliano. Avventure, passioni, delitti, intrecciano le vite di un cast di personaggi che la luce, la polvere di Sicilia inondano di emozioni tiranniche. Romanzo d'appendice pubblicato tra il 1909 e il 1910 da Luigi Natoli sul Giornale di Sicilia, I Beati Paoli sono fra quei grandi capolavori di cui il nostro mondo letterario sembra spesso dimenticarsi.

Nella Palermo del 1698 ha inizio una storia che si protrarrà per i successivi vent'anni. A gettarne le basi è Don Raimondo Albamonte, cavaliere della Motta e fratello minore del Duca Emanuele, da poco sposato e in attesa della nascita del suo rampollo. Ma la mascella serrata del cavaliere non rivela alcun piacere per l'imminente gioia, alcuna emozione se non l'odio per chi sancirà la sua posizione di cadetto. Da qui un susseguirsi di tentati omicidi e la finale scomparsa di tutti coloro che tengono Don Raimondo lontano dalla corona ducale. Ma nella Palermo dell'epoca c'è anche chi, mosso da un ideale di giustizia che supera ogni sentimento di pietà, prende le armi in nome di chi è vittima inerme dei soprusi baronali: la società dei Beati Paoli, cui non passerà inosservata l'ambizione spregiudicata di Don Raimondo. 

Sono trascorsi quindici anni dagli avvenimenti del prologo, quando nella capitale siciliana giunge su un ronzino mal messo un giovanotto di provincia. Le sue peripezie lo porteranno a stringere amori e a lottare in duelli che gli apriranno le porte verso i misteri di Casa Albamonte e le sentenze dei Beati Paoli, animato da quella vitalità senza freni che solo la spensieratezza può generare, quella spensieratezza che solo una vita incerta può donare.

Questo è l'aspetto più commovente, intenso, direi l'elemento da cui sgorga tutto il fascino dell'opera: la spensieratezza di Blasco da Castiglione, personaggio del quale il lettore spia l'esistenza, con cui condivide i rischi e le gesta da paladino, che accompagna nella sua maturazione, lento ma irrevocabile allontanamento dall'incertezza verso una piena e ineludibile consapevolezza.

La sua vita si incontra e si scontra con personaggi che impareremo a conoscere, ad amare, ad odiare, dopo ottocento e più pagine a compatire. Ne sentiremo tutto il dramma, tutta l'intensità dei sentimenti avvinghianti come manie. 

La trama è mossa da una serie di avvenimenti, rispettive conseguenze, coincidenze che capovolgono le situazioni e che testimoniano, a volte con veemenza, la maternità di una mente che sta al di sopra della vicenda stessa. Ma a fare da contrappeso sono le ricostruzioni dello sfondo storico, i colpi di scena - che rendono il lettore grato all'inventiva dell'autore - e, soprattutto, l'adesione incrollabile dei personaggi ai propri valori, che onorano non per convinzione indotta, ma perché spinti delle stesse emozioni che li agitano a stringerli in un abbraccio che non ha tempo.

Natoli eccelle nell'esprimere i tormenti, le angosce, l'incapacità dei suoi uomini e delle sue donne di uscire da un'atmosfera piena, pesante, grave di passato e gravida di futuro che non smette di produrre un presente vibrante, nei cui contrasti viene spontaneo riconoscere il fascino dell'esistenza.

L'ampiezza del romanzo racchiude una scrittura che si lascia attraversare a ritmi diversi, con i balzi dell'avidità, con l'attenzione di uno sguardo indagatore, col fiato rotto dalla paura del peggio. Si realizza qui una sorta di palestra delle emozioni, costituita dall'alternarsi di piacevoli abbandoni e di ansie, soprattutto di malinconiche nostalgie. 

Se c'è un'emozione che più mi fa riconoscere come siciliano è proprio l'unicità della nostalgia che quella terra insegna ai suoi figli. Si ha l'impressione di aver mangiato un'arancia, un mandarino. Per ore e ore, le mani restano pregne della sua essenza, del suo sapore, del suo ricordo che a folate discrete raggiunge i nostri sensi. Sento ancora tutto quello che è stato come vivo. Ma ormai non è più, è solo il suo profumo che ne canta l'epopea.

Titolo: I Beati Paoli
Autore: Luigi Natoli
Casa Editrice: Flaccovio Editore (ormai esiste una nuova edizione della stessa casa editrice)
Pagine: 840
Prezzo: € 18,00

Commenti

Post popolari in questo blog

Recensione • GIOBBE - ROMANZO DI UN UOMO SEMPLICE

Romanzo strano.  Giobbe - Romanzo di un uomo semplice, sembra (e dico: sembra) non concedersi affatto alcuna licenza dalla semplicità dell'uomo la cui storia, intrisa di affanni, Joseph Roth ha vergato fra le sue righe. Pubblicato nel 1930, è opera di un autore abbastanza singolare, sul quale invito a leggere qualcosa, basta una di quelle biografie che il web ospita. 
A dire il vero, questo romanzo non è rientrato per niente nelle mie aspettative. Ma è altrettanto vero che difficilmente accade il contrario, soprattutto se l'idea che ci si è fatti non solo è priva di alcun legame con l'esperienza diretta dell'oggetto (nel nostro caso, il libro in questione), ma è per di più un'immagine ben nitida e fissa nella nostra mente. Ciononostante, lungi da me dirmi deluso da questa lettura. Romanzo strano (mi ripeto intenzionalmente; tale constatazione mi si è presentata più volte alla mente mentre sfogliavo il libro, quasi una sorta di leitmotiv).

Recensione • L'ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO A MORTE

Un romanzo molto breve, un concentrato di emozioni e tormenti, il tutto raccolto e assemblato per dare vita ad un urlo, ad uno strattone che risvegli negli uomini la consapevolezza che vivere non sancisce il possesso della vita stessa, né della propria, né di quella altrui. Scritto nel 1829 dalla penna del padre del Romanticismo francese, Victor Hugo, L'ultimo giorno di un condannato a morte credo sia uno dei lavori più toccanti e disarmanti che il gusto romantico abbia partorito.

AUSTEN E DOSTOEVSKIJ: UN INSOLITO CONFRONTO

Ho terminato, tra i pomeriggi di sabato e domenica scorsi, la lettura di "L'abbazia di Northanger", uno dei primi romanzi, e sicuramente il meno famoso, scritti da Jane Austen. In quei due giorni, nei momenti in cui mi concedevo delle pause da quella vispa e loquace distrazione, mi veniva stranamente a trovare il volto di Fëdor Dostoevskyij.  Immaginerai la confusione in cui la mia povera mente si ritrovava: leggevo la composta e calorosa quotidianità della Austen, e il padre di Raskol'nikov mi veniva a bussare alla porta!