Passa ai contenuti principali

IL MUTO FINALMENTE SCRIVE

Francamente, queste settimane di silenzio me le aspettavo. Sapevo che ci sarebbero state, considerando la mia seria difficoltà nel portare al termine qualcosa, anche quando sia per me una vera causa di piacere. Mi rendo conto dell'assurdità di questo limite: eppure è una realtà quanto mai autentica.

Nei giorni muti che sono trascorsi, ad ogni post mancato, ho avvertito un senso di fallimento, quasi di mortificazione. Ma sto realizzando solo adesso quanto ciò sia indice di un approccio sbagliato maturato nel periodo più recente, di un allontanamento da quel mondo di sensazioni che mi portavano a vedere il blog come un luogo segreto, una dimora confortevole, un riparo dal quale assistere al continuo sfumarsi tra loro dei colori che mi capita di lasciar colare mentre parlo, soffocando le parole, con me stesso. 

È venuto a mancare l'egoismo iniziale. Ho sbagliato nell'aver voluto dare a qualcosa che è nato come spontanea soddisfazione di un intimo desiderio, a un vero e proprio momento di gioco, la divisa e l'etichetta del dovere, di un impegno dovuto a me stesso. Nel fare ciò, si è consumato per l'ennesima volta il tradimento verso la mia indole, costretta dalle convenienze della ragione e del buon senso. 

Perciò, questo blog tornerà alla sua originale natura: uno spazio in cui rivolgermi all'altrui attenzione quando avrò il bisogno di farlo, e non più un luogo dove assemblare le parole ricercate per mantenere viva la comunicazione. Ammiro chi riesce a dare regolarità alla propria espressività. Ma riconosco che l'incapacità di fare altrettanto è insita nella mia persona, di cui spesso costituisce un vero motore. 

Il silenzio qui è stato accompagnato da repentini cambiamenti nella mia vita e da un intenso piano d'azione. Le forze, le energie, le facoltà di un individuo non possono essere convogliate e rivolte sempre lungo lo stesso percorso e verso una direzione sempre uguale a se stessa. Almeno per me, i momenti più malinconici coincidono proprio con i periodi di maggiore sedimentazione sul terreno di modi d'essere che mi hanno già stufato. 

E affinché questo blog possa continuare a soddisfarmi, è necessario che si modelli sui miei stessi passi, che si muova seguendomi nel diventare sempre qualcun altro. Non voglio abbandonarlo, non mi è mai venuto in mente un tale proposito. Grazie a questo spazio ho avuto modo di entrare in contatto con gente le cui idee ed opinioni hanno stimolato i pensieri e le immagini della mia mente con una vivacità insperata. 

Scrivo questo articolo perché, coerentemente con quello che un blog è, credo sia necessario esporre le intenzioni del suo curatore, non volendo questi apparire come qualcuno che per negligenza si sia ritirato in un'abbastanza prolungata reticenza. Chi mi leggerà saprà in tal modo cosa potrà aspettarsi da me, ovvero una totale tirannia nel gestire la periodicità di aggiornamento ed una completa assenza di ripensamenti. 

Per inerzia, potrei anche soccombere ai rigidi limiti che regolano il vivere comune e l'agire all'esterno; ma nei miei spazi, in ciò che mi appartiene, non c'è posto per la stabilità. E questo il devo essere il primo ad accettarlo. 

La consapevolezza così raggiunta non inficerà affatto l'attenzione con cui curerò i contenuti, né bisogna pensare ad un completo abbandono dei precedenti intenti editoriali. Queste righe vogliono soltanto esprimere l'intensità con cui desidero vivere ogni parola che qui verrà letta. E ciò avrà come inevitabile conseguenza un rovesciamento dei ruoli: non l'autore al servizio del blog, ma quest'ultimo come finestra pronta ad aprirsi tra lui e chi sarà disposto ad offrirgli attenzione e il suo contributo nel gioco che egli tanto predilige.

Buone letture...

Commenti

  1. Rispetto molto la tua sincerità e la scelta di assecondare i tuoi tempi piuttosto che "rispettare la regola". Tenere un blog è impegnativo. Solo provandoci seriamente si riesce a capire in quale misura il blog interessa e come deve funzionare per corrispondere ai propri ritmi e desideri. Secondo me il criterio principale da seguire è solo uno: il blog non deve essere un peso. E' triste trasformare un piacere in un dovere. Sei comunque tra i blog che tengo d'occhio, perciò quando scriverai ti leggerò. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, mai trasformare qualcosa di piacevole in un' ulteriore entità cui dovere qualcosa. Mi rincuora sapere che continuerai a leggermi, significa molto per me riuscire ad essere compreso e continuare ed essere apprezzato. Grazie davvero! :)

      Elimina

Posta un commento

Condividi la tua opinione con l'autore e gli altri lettori

Post popolari in questo blog

Fëdor Dostoevskij・L'idiota (riflessioni)

Quando ci si trova a voler scrivere su un'opera dal valore universale, non si può far altro che tentare di esprimere l'immagine con cui, tramite la lettura, l'opera stessa si sia impressa nell'angolo riservato alle sensazioni. L'idiota, più chiaramente, non è un romanzo di cui propongo una recensione. Mi limito a registrare delle riflessioni senza pretese, se non quella di rimettere ordine alle idee che ogni lettura lascia più o meno scompigliate. Il retrogusto della lettura.

Scritto fra il settembre 1867 e il gennaio 1869 durante l'esilio per debiti che Fëdor M. Dostoevskijtrascorse spostandosi per l'Europa, L'idiota ha per protagonista l'epilettico principe Lev Nicolaevič Myškin, tornato in Russia dopo un lungo periodo di cure in Svizzera. Il tratto distintivo del principe è, apparentemente, la sua ingenuità, unita al facile abbandono al fervore delle emozioni, ciò che appunto lo trascina, nei casi più estremi, a crisi epilettiche precedute da ist…

Recensione • L'ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO A MORTE

Un romanzo molto breve, un concentrato di emozioni e tormenti, il tutto raccolto e assemblato per dare vita ad un urlo, ad uno strattone che risvegli negli uomini la consapevolezza che vivere non sancisce il possesso della vita stessa, né della propria, né di quella altrui. Scritto nel 1829 dalla penna del padre del Romanticismo francese, Victor Hugo, L'ultimo giorno di un condannato a morte credo sia uno dei lavori più toccanti e disarmanti che il gusto romantico abbia partorito.

Recensione • GENTE DI DUBLINO

Con i suoi quindici racconti, Gente di Dublino (Dubliners il titolo originale) rappresenta non solo una fra le maggiori opere di James Joyce, ma anche la consacrazione del genere e del suo futuro successo. Pubblicato nel 1914, il libro contiene brevi storie scritte fra il 1904 ed il 1907, tutte ambientate nella Dublino malinconica e arresa di inizio secolo scorso. 
Silenzio. Una sensazione alquanto inusuale, ma è proprio quella che ho provato al termine delle lettura di ciascuna storia.