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IL MONDO DELLA SCRITTURA: COS'È OGGI?

 
Buon inizio di settimana! Da quando ho iniziato questa esperienza, ho conosciuto diversi blog che affrontano la tematica della "scrittura come mestiere", se è lecito dire così. Molti di noi che scriviamo in questi spazi ambiamo a poter un giorno fare di ciò che ci piace e ci riesce meglio il nostro lavoro, o comunque desideriamo ottenere un apprezzamento per i ricami che riusciamo a produrre con le parole.  Raggiungere tutto questo sembra però fattibile solo ammettendo di essere degni di un miracolo: è noto quanto sia difficile per un autore, e spesso indipendente dalle sue effettive capacità, affermarsi in ambito letterario e fare dell'arte il suo sostentamento. Eppure la gente impara ancora a leggere.


ANCORA INNAMORATO DELLA LUCE DEL SOLE 

Mi siedo sul letto, apro il pc sulle gambe, e clicco su "Nuovo post". È davvero una sensazione piacevole sapere di stare per scrivere un nuovo articolo che andrà ad arricchire questo blog e ad aggiungere una sfumatura nuova al dipinto di " Ma...in che senso? ". Mi piacerebbe riuscire a ricreare le atmosfere tanto di moda ultimamente nei vlog su YouTube, con quelle luci soffuse e quelle candeline accese, che in passato mi avrebbero ricordato un'ambientazione cimiteriale, ma che adesso comincio ad apprezzare, forse perché ormai assuefatto al gusto comune circa i background. Tuttavia, sono vittima ancor più sottomessa del fascino della luce diurna, piena, che avvolge tutto e che su di me ha anche un qualche effetto balsamico, accompagnando i miei polmoni in respiri più profondi, e del calore dei raggi che sento scendermi dentro, al quale non posso trovare altra definizione se non  quella di unica fiamma capace di salvare dalla condensazione il mio soffio vitale.  Capisco che questi intermezzi pseudo-poetici vanno decisamente contro qualsiasi suggerimento SEO; ma pazienza, non riesco a scrivere senza prima allontanare me stesso e chi mi leggerà dai netti contorni della quotidianità, per poi indicare nuovamente uno posto a lei vicino, che la sfiori, ma che non vi si immerga. 


COME STA CAMBIANDO IL RUOLO DELLA SCRITTURA?

Da pochissimi giorni ho aperto un altro blog, su piattaforma Wordpress: DAMADY - e le sue storie di immagini. Mi è sembrata la soluzione migliore affinché non si confondessero due lavori diversi tra di loro: la recensione e le riflessioni (qui); la creatività e il gioco (lì). Questo interesse per la scrittura, lo spirito con il quale a lei mi sto dedicando da qualche mese a questa parte, mi stanno portando a pormi una serie di interrogativi. Mi chiedo in particolare: come sta cambiando il ruolo della scrittura? Non intendo il ruolo morale, il valore didascalico, ma proprio la mansione che oggi è affidata alla lingua scritta, per cosa la si impiega maggiormente. È pur sempre una delle tecnologie più avanzate, in un mondo incapace di fermarsi non si lasceranno di certo sfuggire uno strumento del genere. 


LA SITUAZIONE AI MIEI OCCHI

Molto probabilmente, la narrativa e la poesia non sono più foci privilegiate per la scrittura. Ciò non toglie che anche la nostra era potrà partorire grandi romanzieri e poeti: ma non tutti quelli che scrivono potranno essere dei grandi, e oggigiorno se non si è grandi non si è nessuno, bisogna emergere e superare non di poco gli amici colleghi per poterci guadagnare. Diciamo che il pubblico sembra esser approdato a preferenze diverse, aver maturato un senso del diletto che ha molto a che fare con la civetteria, con il chiacchiericcio da parruccherìa. Basta spulciare un po' il web per notare che i contenuti di tendenza non sono più all'insegna dell'originalità creativa, ma piuttosto si riconosce una totale irruzione nelle vite dei lettori: non si gradiscono più gli specchi, ma diverte sentirsi prendere la testa fra mani estranee, che la puntano verso la quotidianità nella sua forma più addobbata, ossia così come ci si è abituati a vederla, e non come forse sarebbe meglio considerarla.

Guide su come spruzzare il profumo, consigli per vivere in modo salutare, per realizzare una determinata acconciatura, posti gratuiti agli spettacoli delle proprie vite. Non vi si legga nessuna critica, nessuna intenzione di snobbare qualcuno o qualcosa: osservo semplicemente che l'immaginazione sembra esser diventata una fatica. La parola che richiede la nascita di figure del tutto nuove nel teatro della mente annoia, non è ricercata. La scrittura deve avere un riscontro, un fondamento nella realtà materiale. Una funzione matematica è una legge che associa ad ogni elemento di un insieme uno e un solo elemento di un altro insieme: lo scrittore deve associare ad ogni frase uno ed un solo oggetto reale. La morte della soggettività? Suvvia, no...


CONCLUSIONI

È una sfida interessantissima. Non so se mi cimenterò mai nell'indossare le vesti di scrittore contemporaneo, io che amo tanto i quadretti soffusi dei miei racconti, che mi diverto a ricreare la danza del mio profumo, agrumato allo spruzzo e muschiato ai suoi ultimi sospiri. 

Ovviamente, questo post peccherà di incompletezza, ci sarebbero osservazioni che andrebbero fatte di carattere socio-psicologico, ma io non ne sono in grado, né mi serve esserlo, dato che i miei articoli non sono affatto dei saggi o dei trattati. Come al solito, ho voluto soltanto condividere delle riflessioni, nella speranza di ampliare la mia visione tramite il confronto con altri.

Perciò, non posso che chiederti: cosa credi si chieda oggi alla scrittura?

Buone letture!

Commenti

  1. Ho un post simile congelato nella mia "to do list", del quale mi occuperò prossimamente. Io penso che la letteratura sia cambiata: molti autori mirano ad un intrattenimento puro e incondizionato, mentre io ho sempre in testa l'idea del "messaggio" che dobbiamo trasmettere, fra le righe dei nostri romanzi.
    Il ruolo dello scrittore è simile a quello che la tv aveva negli anni 50: educare, informare e divertire. Lo scrittore deve essere DENTRO al mondo, saperlo vivere, conoscerlo come le proprie tasche, comunicare in modo autentico e sano.

    Fregatene della SEO: toglie sapore al rapporto autore-lettore, impoverisce il blog e lo rende uguale a tanti altri. Io non me ne curo, ma ho ottenuto ugualmente dei discreti successi. :)

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    1. Buongiorno Chiara,
      la questione del messaggio ancora non l'ho capita del tutto. La scrittura è uno strumento molto potente, per cui ammiro davvero chi riesca ad usarla per diffondere un'idea o un ammonimento, ed invidio chi sa quale sarà questo messaggio già all'inizio della sua impresa. Per quanto mi riguarda (ovviamente non sono uno scrittore, ma mi piacerebbe diventarlo), ciò che scrivo si evolve insieme al rapporto tra me e i personaggi, quindi diciamo che scrivo in uno stato di alienazione.

      Circa il ruolo dello scrittore, mi piace ricordare il ritratto che ne traccia T. Mann in "Tonio Kröger", dicendo sostanzialmente che egli è colui che osserva la pienezza della vita vissuta da altri, e che quindi non la conosce per personale contatto, ma per contemplazione di ciò che non gli è concesso. Tralasciando la malinconia che traspare, credo che questo sia il modello cui mi sento più affine, perché è solo così, portando il lettore in una sfera di estraneità, che si può ottenere l'effetto catartico di cui i greci erano maestri.

      Grazie per il commento, e complimenti per il tuo blog, che mi piace molto leggere per l'originalità delle tue riflessioni. :)

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    2. Sono molto contenta che il mio blog ti piaccia! :)
      Uno dei consigli che viene dato più di frequente, relativamente al messaggio di una storia, è di non stare a "dannarsi" per trovarlo, perché di solito emerge spontaneamente in fase di prima stesura e, al momento della seconda, può essere potenziato o perfezionato.

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    3. Quando mi deciderò a scrivere seriamente un libro, terrò presente questo prezioso consiglio!

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  2. Sicuramente alla scrittura, oggi, si chiede anche di vendere. E quindi di trovare una formula che, appiattendo il tutto, funzioni mirando a un target vasto.
    Purtroppo è così, e anche in altri ambiti artistici.
    Non che sia una novità, da sempre "si deve vendere" e ci sono progetti costruiti a tavolino... ma adesso siamo in quest'epoca del tutto e subito, e purtroppo anche la crossmedialità ne è stata coinvolta, perché capace di espandere tutto in modo esponenziale.
    Per il resto, credo che il lettore cerchi quello che ha sempre voluto.

    Moz-

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    1. Ciao Moz! Appunto perché fonte di guadagno, allo scrittore si chiede di adattarsi ai nuovi canoni. E la sfida sta nel riuscire a conciliare il proprio estro con le forme di questi canoni. Per chi vuole vedere la scrittura come un lavoro, è necessario fare queste considerazioni.

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    2. C'è anche chi si prostituisce e basta, senza compromessi.
      E chi, accettando opere costruite a tavolino, riesce sempre a metterci il suo stile ;)

      Moz-

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    3. Ci si può trovare in situazioni estreme che richiedono determinate scelte. Io non riuscirei a produrre nulla di buono se non fosse ispirato da idee intime, anche volendo .

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  3. Sei stato davvero buono con la tua analisi, molto politicamente corretta :)
    A guardarsi in giro verrebbe da pensare che oggi si chiedano romanzi "rapidi da leggere", una narrativa molto volante, tant'è che vendono molto i romanzi brevi e poco impegnativi. Ma come si fa a non chiedersi: cosa resterà tra venti-trent'anni di tutto questo? Quali opere sopravviveranno e quali cadranno nell'oblio?
    Dubito fortemente che quei romanzi che oggi si piazzano in cima alle classifiche domani li troveremo anche in giro. Tu che dici?
    Come vedi non sono altrettanto buona...

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    1. L'esser stato o meno buono non influisce sull'amarezza e sulla confusione che mi vengono dall'osservare gli scaffali delle librerie e la letteratura del web. Sono pienamente convinto che futilità e leggerezza siano le costanti del gusto odierno, e se penso che tutto ciò non è nemmeno accompagnato da un minimo di perizia barocca, la quale almeno aggiungerebbe un valore tecnico, mi prende un grande sconforto per gli anni che stiamo vivendo.

      Il post non voleva essere un invito ad assecondare le tendenze, o a considerarle con benevolenza. Il problema che mi pongo è che lo Scrittore deve comunque misurarsi con questo mercato, e che forse potrebbe trovare un'opportunità per emergere nel reindirizzare questo gusto traviato partendo proprio dalle forme cui il lettore contemporaneo è avvezzo. Il "Tao Te Ching", manifesto del Taoismo, e il "Dhammapada" del Buddha sono entrambi opere molto brevi, ma non per questo meno rivoluzionarie.

      Non abbiamo di fronte il pubblico di Flaubert. Ma anche lui non si trovò a dover scrivere per quelli stessi che avevano apprezzato la letteratura precedente. L'avrà vinta chi riuscirà a far mangiare verdure amare al bambino abituato alle ciambelle, e perdonami l'immagine banale. :)

      Grazie per il commento! :D

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  4. Io credo che i lettori, al di là del loro numero sempre ridotto, cerchino cose diverse nella lettura. E' un problema il fatto che l'editoria non voglia e/o non possa permettersi di rischiare, e finisca spesso con il macinare gli stessi generi, argomenti e autori. Così l'offerta si impoverisce e i nuovi autori restano invisibili.

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    1. Sì, penso anch'io che le scelte editoriali limitino molto il panorama delle offerte, non in termini di numeri, ma di diversificazione dei generi. E questo scoraggia sicuramente l'autore con proposte innovative, vittima di questo atteggiamento restio al rischio.
      Grazie per il commento!

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  5. È la scrittura a chiedere, e lo fa ponendo questioni da dover risolvere. La scrittura ha il dovere di non essere discutibile allo stesso modo in cui lo è la verità. Per fare questo deve essere l'espressione di princìpi a carattere universale, di ordine metafisico.

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