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AUSTEN E DOSTOEVSKIJ: UN INSOLITO CONFRONTO

 
Ho terminato, tra i pomeriggi di sabato e domenica scorsi, la lettura di "L'abbazia di Northanger", uno dei primi romanzi, e sicuramente il meno famoso, scritti da Jane Austen. In quei due giorni, nei momenti in cui mi concedevo delle pause da quella vispa e loquace distrazione, mi veniva stranamente a trovare il volto di Fëdor Dostoevskyij.  Immaginerai la confusione in cui la mia povera mente si ritrovava: leggevo la composta e calorosa quotidianità della Austen, e il padre di Raskol'nikov mi veniva a bussare alla porta!


UN INSOLITO PARAGONE: DOSTOEVSKIJ - AUSTEN

Mi scuso anzitutto per il ritardo di questo post, ma non nascondo di essere sommamente lieto per aver almeno mantenuto la puntualità circa il giorno di uscita dell'unico articolo settimanale che riesca a produrre. Questo, forse più dei suoi fratelli più anziani, sarà qualcosa di difficilmente intellegibile, o meglio, il perché di tale riflessione potrà restare incomprensibile, se si avrà la bontà di non ritenere stupido l'autore stesso. In ogni caso, spero che si possa cogliere un minimo di sensatezza che possa legittimare il paragone che ti accingi a leggere. 
Partiamo col dire che sia la Austen che Dostoevskij descrivono e fanno agire nei loro lavori degli esseri umani a tutti gli effetti. Perciò, la differenza fra i due non sta di certo nella più o meno attinenza alla realtà umana. 


I PERSONAGGI DEL PRIMO...

Possiamo poi passare a fare qualche osservazione sul grande autore russo: egli, come dichiara esplicitamente, sente alla sue spalle la presenza di una sorta di padre, di progenitore, ossia Nikolaj Gogol', iniziatore di quel momento in cui la letteratura russa raggiungerà il suo apice. Ti ricordo, allora, uno dei personaggi più significativi di questo autore: il protagonista del suo racconto Il cappotto, un impiegato presso uno dei tanti uffici della burocrazia zarista, un ometto davvero insolito, strano. Ed è qui che si può cogliere uno degli aspetti che da Gogol' ereditò Dostoevskij: il protagonista è scelto e presentato nella sua unicità, nella singolarità della sua situazione, mentre vaga per le vie reali di Pietroburgo o Mosca, lasciando così all'autore la possibilità di ritrarre sentimenti, pensieri e tormenti con tinte estreme, vive e straordinariamente riconoscibili. All'atto pratico, il tutto si potrebbe meglio vedere sviluppando l'associazione con la pittura: Dostoevskij fu un pittore che non necessitava di tele pregiate, né di quelle comunemente usate, ma quasi di stracci, unici nella loro irregolarità e nel rendere e mantenere spesse e materiche le sue pennellate. 


...LE EROINE DELLA SECONDA

Circa quattro anni prima che lui nascesse, moriva una ancor giovane Jane Austen. Ella visse in un momento in cui il romanzo stesso non era affatto un genere che potesse vantare la stima del mondo letterario, sebbene fosse in realtà il più diffuso fra i lettori. I suoi personaggi risentono di un'etichetta e di una mentalità non molto condivise dalla Austen stessa, ma del giogo delle quali le sue eroine non sempre ne sono consapevoli. Traccia, perciò, situazioni in cui l'imprevedibilità della vita è tiranna suprema, eppure vissute e narrate con un tono affatto tempestoso, sempre misurato e composto, derivante dalla certezza di quelle tappe che si toccheranno comunque, e lasciando all'imprevedibile solamente il percorso tramite cui saranno raggiunte. Dell'autrice ho letto in parte Orgoglio e pregiudizio e interamente L'abbazia di Northanger, e mi sento di poter descrivere l'avvicinamento del lettore ai personaggi nel seguente modo: viene individuato un contesto del tutto ordinario, lo si osserva dall'alto, e poi si scende ad osservare meglio i volti di chi lo vive. Questa fu la caratteristica che guadagnò il successo a Jane Austen, la capacità di rendere appetibile l'ordinario. Ma proprio perché rinchiusi in quest'ordinario, per quanto complessi e sfaccettati possano essere i personaggi, è frequente avvertire una certa superficialità nella loro caratterizzazione, una piattezza. 


CONCLUSIONI

Provando a tirare le somme, l'unica cosa che posso dire senza risultare ridicolo è che, sebbene l'umanità sia la stessa, sono diversi gli occhi che la guardano. Non credo sia sciocco aver pensato ad un simile paragone, pur essendo io stesso un grande ammiratore della letteratura russa fra '800 e '900. Mi ha invece divertito moltissimo vedere questi scrittori faccia a faccia nella mia fantasia. I due vissero in anni e società differenti per molti aspetti: la crudezza delle avventure del russo avranno certo influito sul suo stile, sulle sue scelte e sulle sue parole, come la fresca aria delle campagne inglesi per l'altra, nelle cui opere la brezza che scompiglia colline verdeggianti è un'immagine fra le più vivide. Se una disparità c'è, va ricercata nei lavori, influenzati appunto dal contesto, ma non credo sia da intravedere nel valore delle loro capacità. 

Disclaimer: hai letto l'umilissima opinione di un ignorante

E tu, hai mai provato a fare un paragone fra questi due autori o altri altrettanto "distanti"?

Buone letture!


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