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Recensione • IL MAESTRO E MARGHERITA

Dopo un'assenza non programmata, ma di certo prevista, torno timidamente alla mia scrivania virtuale. Inauguro l'anno nuovo parlando di un'opera inusuale, che fa dell'originalità la sua corazza (idea che forse spiegherò di seguito, o forse no): cari, vi parlo de' Il maestro e Margherita, di Michail Bulgakov. Pubblicato negli ultimi anni '60, quasi trent'anni dopo la morte del suo autore, questo romanzo ha davvero rappresentato un "caso" nella storia della letteratura mondiale. E noi ne parlotteremo qui, come sempre senza nessuna pretesa, da lettori amatoriali, come bambini che vedano per la prima volta una melagrana e ne gustino i semi...

Non so se rendo l'idea, ma è questa la sensazione che ho provato leggendo e gustando il libro in questione. Il romanzo si apre come un baratro, lasciando che il lettore cada nelle folli scene immaginate da Bulgakov, e che si ritrovi quindi fra le vie di una Mosca atea e disillusa, la Mosca sovietica, per essere poi sballottato tra preannunciate e strambe morti, manicomi all'avanguardia e la passione di Cristo. 

L'evolversi della narrazione non è lineare, procede per episodi ed alternando le vicende di un personaggio a quelle degli altri, senza però mancare di continuità. A dire il vero si avverte quasi la volontà dell'autore di provocare confusione nella mente del lettore, come se provasse per una buona parte del romanzo ad allenarlo, a prepararlo ad accogliere la storia dei protagonisti, che compaiono effettivamente solo quasi a metà libro. 

Non è facile evitare di abbandonarne la lettura, almeno così è stato per me. Bisogna andare abbastanza avanti per iniziare a riconoscere qualcosa di sensato in tutto questo marasma di personaggi, fra i quali si infiltrano anche Ponzio Pilato e Gesù, e fra cui spiccano Satana e la sua fantasiosa combriccola, i suoi bizzarri seguaci, tutti indaffarati a creare scompigli nella capitale russa. 

Ma cosa mi dice Bulgakov con questo romanzo? Beh, sicuramente non si esime dal commentare i suoi colleghi letterati, che altro non fanno se non gareggiare fra loro per ottenere concessioni e premi da parte della associazione sotto cui sono riuniti. Ma ciò che lascia a bocca aperta è in realtà la grandissima varietà di situazioni interiori che l'autore riesce a ricreare in tutta la loro singolarità ed originalità. Non si capisce bene perché Satana abbia deciso di soggiornare a Mosca. Lui dice di voler mettere alla prova gli uomini, di voler vedere se sono cambiati: e così agisce come il più grande conoscitore dell'indole umana, ma anche dei singoli personaggi, rivelando e dando libero sfogo ai loro timori più nascosti, ai pensieri che più gli appartengono. 

Ecco però come, alla fine, Satana sembri diventare il fautore di una specie di giustizia divina, cosa paradossale ovviamente. I protagonisti, gli eletti, si perdono nella loro follia e, come Lucia di Lammermoor, si separano impetuosamente dalla realtà corrotta degli schemi sociali, dal mondo delle masse succubi di se stesse. Spiegano al cielo le loro ali, cosicché anche qui si possa cogliere quella sentenza non del tutto sconosciuta: bisogna diventar folli, immergersi nella pazzia, uscire dal sé e rientrarvi rinnovati, per poter essere davvero consapevoli e liberi. 

L'originalità delle vicende e della struttura sono funzionali a ciò che Bulgakov intende esprimere, non soltanto perché gli avvenimenti vengono a costituire rampe di lancio efficacissime per riflessioni affatto banali, ma probabilmente anche perché nuovamente, nel creare questo romanzo, si è sentita la necessità di allontanare il lettore dalla sua ragione, di trascinarlo nell'ala più illibata della sua immaginazione. È così che si viene a creare la suddetta corazza, uno scudo contro la razionalità limitante che ci soggioga.

Si potrebbe dire tanto altro, si potrebbe chiacchierare davvero molto su Il maestro e Margherita. Lascio allora a te la parola, se ti va.

Buone letture...

Titolo: Il maestro e Margherita
Autore: Michail A. Bulgakov
Traduzione di: Salvatore Arcella
Casa editrice: Newton Compton Editori
Pagine: 384
Prezzo di copertina: € 3,90

Commenti

  1. Sto seguendo lo sceneggiato russo con sottotitoli in italiano che trasmettono su youtube e devo dire che l'opera si riesce ad apprezzarla più facilmente rispetto al libro. Trattandosi di uno sceneggiato privo di effetti speciali, si ha la possibilità di concentrarsi sui personaggi che rappresentano una umanità varia e complessa. Il Diavolo è molto abile a far venire fuori il meglio e il peggio che c'è in ciascuno dei protagonisti di questo straordinario romanzo sulle fragilità e la forza dell'essere umano.

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    Risposte
    1. Ciao Marianna, non sapevo di questo sceneggiato, lo vedrò sicuramente. La messa in scena di un'opera (sia essa un romanzo o già un testo teatrale) consente di rileggerla attraverso le movenze, i toni, le scenografie, l'interpretazione della regia e degli attori. È un contatto con la diversità che amplia i nostri orizzonti. Buone letture e buona visione!

      Elimina

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