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GETTIAMO L'INUTILE ZAVORRA DALLE NOSTRE MONGOLFIERE, OSSIA INTERPRETIAMO LIBERAMENTE!

Carissimi, benvenuti a questo nuovo incontro! Mettetevi comodi, ché non si può ragionare serenamente se non c’è serenità per le nostre membra! Oggi continuiamo con le nostre umili disquisizioni, e anche questa volta mi concederete il privilegio di inaugurare la presente seduta, con la conseguente prerogativa di scegliere io stesso l’argomento del giorno, o forse sarebbe meglio dire della settimana. Ebbene, egregi signori e gentilissime signore, mettendo fine a questa introduzione pseudo-affettata, sono lieto di annunciarVi che oggi parleremo di interpretazione.

PREMESSE

Non ho mai capito il senso dei manuali di letteratura. Più precisamente, non comprendo il perché questi pretendano di non limitarsi a presentare solamente il contesto sociale e storico, e un’analisi di tipo formale delle opere, ma amplino la loro mole arricchendosi di letture interpretative dei vari testi, dei vari autori trattati, proposte come le uniche a godere di legittimità.
Il punto di partenza, che poi sarà anche quello di arrivo, è proprio questo: l’interpretazione varia con la varietà degli individui, e nulla è più legittimo di questo.

La vita di ciascuno è costellata di avvenimenti che possono essere simili, ma che sicuramente sono unici; ognuno di noi è un essere diverso, non solo dagli altri, ma anche da se stesso; e affermiamo ciò perché convinti del continuo mutamento cui tutti siamo per natura portati ad abbandonarci, e che invece per consuetudine ostacoliamo, tentando di tracciare autoritratti che restino immutevoli nel tempo. 
Ne siamo convinti? Mi dispiace per chi non lo sarà ma, nel caso in cui voglia proseguire questa lettura e, ancor più, voglia trovarla sensata, eh si dà il caso che per costoro sia necessaria una professione di fede. Poi, liberissimi di darmi del cialtrone! 


SIATE NEONATI!

Questo post è da me fortemente voluto, considerando che qui ho recensito, e probabilmente recensirò, per lo più classici, ossia opere già brutalmente squartate e sviscerate da intere generazioni. Qui è racchiusa una delle colonne portanti di questo blog: tutto ciò che scrivo, carissimi, è un urlo in difesa dell’individuo. E non tacciano sempre additando alla presunzione, che scorgono solo perché i veri presuntuosi sono loro! E si riconoscano destinatari di questa esortazione tutti coloro che giudicheranno arrogante un tale proposito, e che non vorranno cogliere l’invito ad uscire qualche istante dal proprio corpo, ad osservare il mondo che lo circonda e ad interrogarsi su cosa veramente si condivida e su cosa invece si abbia un pensiero discosto dalla comune dottrina. 

Siate indipendenti. Siate autonomi. Siate neonati. 


TRA MONGOLFIERE E INUTILI SACRIFICI

Io intendo prendere il punto di vista del lettore. Sono un lettore, altrimenti non potrei proporvi dei commenti ad opere letterarie. E per lo strano lettore di cui mi ritrovo a recitare la parte, la presa di coscienza di tutto questo, che vi assicuro non essere cosa scontata, ebbene questa sorta di illuminazione non si è risolta in altro modo se non nel gettare inutile zavorra giù dalla sua mongolfiera a forma di clown (ovviamente immaginaria e, anche se ne avesse una vera, stento a credere che la userebbe, causa vertigini). E’ indicibile la serenità che si prova nell’aprire un libro e sentirsi sull’orlo di un baratro buio ed inesplorato... 

Il pensiero comune, le convenzioni, che pure sono quanto di più comodo l’Uomo sia riuscito a creare nella sua intera esistenza sulla Terra, lasciamole all’esteriorità, trattiamole come abiti di cui ci spogliamo giunti a casa, dove invece indossiamo la spontaneità. 
ALT! Non fate i burbetti, non fraintendete! Spontaneità non vuol dire lasciarsi trascinare dal desiderio di prendere a legnate qualcuno che soffriamo assai difficilmente; per spontaneità intendiamo sedersi un attimo e prendere coscienza di quanto grande sia il mondo che ci abita, e di quanto male gli arrechiamo popolandolo di bestie totalmente incuranti della sua prosperità. 

Uno degli errori più grandi che si possa compiere è quello di sacrificare se stessi. Sacrificare senza una buona ragione, tra l’altro! Poi, a voler essere sinceri, il sacrifico stesso è per me un mistero, tanto che una volta scrissi ad un padre domenicano chiedendogli cosa significhi in termini di vita cristiana, e perché sia tanto invocato in quell’ambito. Non ho ancora ricevuto risposta.


CONCLUSIONI

Ma non divaghiamo oltre. Quello che vorrei ottenere con questo post è non solo offrire un’ulteriore riflessione, che è già stata mia e che avrei il piacere di sapere come verrà recepita da altri, ma anche un vantaggio funzionale, tramite l’esposizione di un altro tassello del mio approccio alla lettura, che è il solo strumento di cui mi servo nel produrre materiale per questo spazio, per i nostri pacati e sobri incontri, insieme al mio intelletto, che non definisco per il semplice fatto che reputo tutti gli intelletti di pari dignità (se ben usati, si intende).

Una stretta di mano a chi si sarà trattenuto fino qui, un abbraccio a chi si sarà congedato prima. Adesso tocca a me sorseggiare dalla mia tazza azzurrina, e a voi fare ragionamenti più sensati dei miei.

Buone letture...

Commenti

  1. Non è esattamente la medesima cosa che avviene nell'arte?
    E' altresì vero che, conoscendo bene un autore (e ovviamente il periodo storico dove è pasciuto) si è in grado di capire meglio un'opera.

    Quanto all'individuo... io sono fortemente individualista (ma non egoista in senso negativo) quindi appoggio totalmente il tuo discorso.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo che riguarda anche l'arte. Ma ce ne rendiamo conto sempre meno...

      Elimina

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