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I TRE LIVELLI DELLA LETTURA

 
Che tu sia giunto qui per la prima volta, o che tu mi abbia già altre volte fatto visita, ti sarai accorto di quel trafiletto che dà il benvenuto in ogni pagina di questo blog. In alto a destra, quello che inizia con: La lettura è utile a tutti, piacevole per molti, amata da pochi. Un breve messaggio, un discreto manifesto del mio modo di intendere l’ “essere un lettore”. E mi piacerebbe spiegarti un po’ cosa effettivamente significhi. Sempre che ti interessi; nel caso in cui non fosse così, chiudo qui questo paragrafo di introduzione per non immergerti con l’inganno nel resto del post, e per darti la possibilità di lasciarci senza sentirti a disagio per essertene andato a chiacchiere iniziate. Anche se dubito fortemente che qualcuno possa provare una cosa del genere smettendo di leggere un articolo su un blog. Ma mi piace pensare che anche voi vediate questo spazio come un salotto austeniano in cui ci si riunisce intorno a delle tazze di buon tè (rigorosamente verde, perché siamo tipi salutari noi!).


LE TRE CATEGORIE

Tutto ha avuto inizio mentre avevo in lettura Cime tempestose. Riflettevo sull’inaspettato coinvolgimento che questo romanzo stava esercitando su di me. E, per forza di cose, giunsi a generalizzare il discorso: da cosa dipende quella passione che a volte si prova leggendo un libro?
Anzitutto, credo che ognuno di noi assuma un atteggiamento diverso nei confronti di ogni singolo prodotto d’arte che si ritrovi ad ammirare. E nello specifico, la posizione del lettore può distribuirsi fra queste tre categorie: quelli che leggono per utilità; quelli che lo fanno per piacere; e quelli che amano la lettura.

LA LETTURA È UTILE A TUTTI...
Tutti cogliamo vantaggi di carattere pratico dalla lettura: è un’indiscussa fonte di informazioni linguistiche, geografiche, storiche. La scrittura nasce proprio per l’esigenza di avere delle notizie, delle nozioni, dei dati a portata di mano, ed usufruibili in modo immediato mediante la decodificazione dei caratteri, ossia, per l’appunto, attraverso la lettura. E’ anche uno strumento con un forte potere catartico, uno specchio entro il quale potere assistere da estranei a vicende spesso molto vicine a quelle che viviamo nella nostra quotidianità. Siamo quindi tutti concordi nel dire che praticamente chiunque si ritrovi ad aver letto qualcosa, ne abbia sicuramente tratto dei benefici di questo tipo.

...PIACEVOLE PER MOLTI...
C’è poi chi prova piacere nel leggere. E qui ci addentriamo già in una dimensione molto soggettiva, e per certi versi un po’ meno popolata della prima. Ma cosa vuol dire “lettura piacevole” ? Beh, qui con piacevole vogliamo indicare sostanzialmente la capacità di suscitare nel lettore delle sensazioni di comfort, di relax, nonché il potere di portarlo in una dimensione lontana dalla sua realtà. In breve, colui per il quale la lettura risulti piacevole è un individuo avvezzo ad apprezzarne i tratti formali, evocativi, musicali anche. Quando do un morso ad un’albicocca, e sento l’aspro della buccia vellutata precedere la dolcezza puerile della polpa: un’idea di quello che quel tipo di lettore prova alla prima parola che dà inizio ad una pagina, che apre un capitolo.

...AMATA DA POCHI
Non auguro a nessuno di rientrare nel terzo gruppo. Cioè, affermo ciò volendo ragionare secondo una visione del mondo che non mi porti alla scomunica da parte di tutti voi che mi state intorno sorseggiando dalle vostre tazze. Io lo so che mi guardate biechi. Quindi ci penso due volte prima di dirvi qualcosa che possa tuonare come un’eresia.
Tornando al nostro discorso, l’amore per la lettura è un momento mistico. Santa Caterina ridusse la sua vita ai dialoghi con Dio, alle lettere ai potenti e a qualche sorso d’acqua durante la giornata, Giovanna D’Arco a diciannove anni guidava eserciti come un generale veterano. Il lettore che ama la lettura la ama perché la vita gli è negata. Dove sta il legame con le sante sopracitate? Carissimi, l’affinità c’è, anche se a trovarla ci porterà un ragionamento un po’ ai limiti della schizofrenia.

Spieghiamoci
Ognuno di noi nasce, e nasce perché qualcosa nell’universo ha fatto in modo che la sua nascita avvenisse. Bisogna però fare delle osservazioni da anteporre. Noi sappiamo che ogni cosa in natura è regolata da un unico, primitivo quanto attuale, principio: quello della convenienza. Ma dobbiamo anche ricordare che il signor Cosmo è un tipo intelligente, mica il primo ingegnere o il primo filosofo che incontriamo per strada (non me ne vogliano né gli ingegneri né i filosofi: vi cito solo perché mi sento legato a voi da immenso affetto); no, il signor Cosmo è talmente furbo che per lui convenienza significa equilibrio. Fatta questa premessa, torniamo alle nascite. La gran parte di noi viene al mondo per vivere un’esistenza che si svolga secondo le canoniche tappe della vita. Ma voi vi immaginate cosa accadrebbe se tutti nascessimo con questa prerogativa? L’equilibrio del signor Cosmo dove andrebbe a finire?

Ecco allora che per compensare il numero di tutti questi fortunati, il nostro signor Ordine (evitiamo di abusare del suo nome greco, facciamo un po’ i patrioti) decida a volte di mettere al mondo uno, due individui a cui la vita viene negata. Questi tizi in sostanza sono privati di molti aspetti che invece scandiscono la vita degli altri, come ad esempio le passioni, la bellezza, le qualità necessarie per essere in sintonia col mondo. Ma sono pur sempre esseri sensibili, persone capacissime di rendersi conto della loro condizione. Uno che è zoppo sa che gli altri camminano bene. E si aiuta con la stampella.

Infine
Eccoci arrivati al punto fondamentale: questi poveracci amano la lettura come uno zoppo potrebbe amare la sua stampella, o come io a volte riesco ad amare i miei occhiali. Seriamente, alcuni di noi giungono a cogliere nella lettura emozioni, immagini, intere vite che per loro natura gli è impossibile vivere. Sarete d’accordo con me nel constatare la tristezza di ciò. Eppure, il tutto ha qualcosa di mistico, come dicevo, di sacro. Questo lettore arriva a vivere spesso esperienze molto più intense, più profonde, meno corrotte di quanto riuscirebbe se potesse sperimentarle materialmente. Ed ecco una Caterina da Siena che riesce a vivere della sola voce di Dio, o una Giovanna D’Arco, una vergine di paese, che libera intere regioni occupate dal nemico, tornare a vivere nell’omino che non sa nulla di cosa significhi essere amato, che ignora il piacere del successo, il calore della soddisfazione, ma che leggendo è in grado di conoscere tutto questo, di averne un assaggio; un omino che tutte queste belle cose potrà farle vivere ai personaggi di un libro, che non è altro se non un nuovo copione per la compagnia teatrale della sua fantasia più intima. Egli ama la lettura.

Non è un pazzo. Nemmeno sai cosa sia la pazzia, quindi non additarla, perché non sei in grado di riconoscerla. E’ un omino a cui il signor Ordine ha negato la vita. Solo questo.


ALLA PROSSIMA!

Se sei rimasto nel mio salotto fin qui, ti sarai fatto un’idea su ciò di cui ti ho parlato. E’ il tuo turno, a te la parola!

P.S.: Quando mi rivolgo al singolo lettore, per rispetto delle convenzioni uso il “maschile generico”; ma voi donne, eh io so che voi sarete quelle più comprensive con me!

Buone letture... 

Commenti

  1. Io amo leggere (e amo scrivere). Proprio per questo, non ho mai considerato come lettura quella esclusivamente legata ai "libri". La lettura è molto di più, sono molti media, è a volte un'altra dimensione profonda. Hai ragione. Ma lo stesso potrebbe succedere con altre passioni.
    In ogni caso, la lettura deve divertirmi, devo esserne preso, deve darmi i brividi lungo la schiena (quelli che stanno a significare "cavolo, che gusto!")

    Moz-

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    1. Ovviamente, non esistono solamente i libri. Vero è che questo post si concentra un po' più su quel tipo di lettura, il che è anche una necessità di coerenza con la tematica del blog. Però sono d'accordissimo nel dire che diversi livelli di approccio, e conseguentemente di coinvolgimento, siano propri del contatto con qualsiasi prodotto d'arte.

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    2. Bene, vedo che ci intendiamo ;)
      Perché provo sempre un po' di fastidio nel vedere, quando si parla di scrittura, che esiste solo quella dei romanzi o dei saggi. La scrittura, e conseguentemente la lettura, può abbracciare molti formati :)

      Moz-

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    3. Anche per la lettura dei fumetti, secondo me, è valida questa riflessione. Come pure per racconti, favole, fiabe, articoli su blog. Certo, il discorso non ha molta attinenza con testi di carattere tecnico; ma qui non si intende parlare di una letteratura distaccata.
      Poi, da questi commenti potrebbe venire una bella idea per un futuro post...grazie! ;)

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    4. Eheh, e di che... apprezzo molto il blogging proprio perché c'è uno scambio di idee, una interazione vera.
      Comunque, viva i fumetti! La loro lettura aiuta, per me, anche la scrittura di scene di dialogo.

      Moz-

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  2. La lettura, così come la scrittura, sono una forma di meditazione: sospendono la realtà. Lo dico, visto che hai citato il karma ;)

    RispondiElimina
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    1. Sospendono la realtà, senza però prescinderne. Meditare vuol dire concentrarsi sul proprio presente, anche emotivo (ho imparato questo dalla lettura di Lao Tzu; o meglio, questo è come io l'ho percepito); e dedicarsi a qualsiasi forma d'arte, e come esecutore e come spettatore, è sicuramente uno dei mezzi che più possono aiutare in questo.

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  3. A volte mi capita di trovarmi nella terza fase: trovo rifugio nella lettura quando la vita non mi soddisfa, la lettura è una medicina per i periodi brutti, un'evasione dalla quotidianità.

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    1. Sì, un'evasione dalla quotidianità, ma anche una totale immersione nel nostro animo. Ci si trova in un mondo estraneo per il tempo di qualche pagina, pur rimanendo sempre se stessi.

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