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Recensione • LA LETTERA SCARLATTA

 
Gli americani saranno ben fieri di vantare questo romanzo fra i capolavori della loro biblioteca di classici. La lettera scarlatta è infatti opera notevole non solo per la brillante immediatezza espressiva con cui Hawthorne l'ha plasmata, ma probabilmente soprattutto per la profonda e complessa caratterizzazione psicologica dei personaggi. Oltre che per il fascino mistico, esoterico quasi, delle vicende ivi narrate.

Scritto nel 1850, La lettera scarlatta gode di una tale potenza da renderlo molto vicino ai nostri giorni ed apprezzabile dal lettore contemporaneo. D'altronde, la consacrazione a "classico" non può che discendere da un nitore che nemmeno il tempo è riuscito ad offuscare.

Il principio del romanzo è in realtà alquanto fuorviante, con quei vecchi impiegati che sonnecchiano fra le stanze di un ufficio doganale il cui splendore è ormai un lontano ricordo. Ma ecco l'autore dare già dimostrazione delle sue doti di grande osservatore, eccolo offrire un assaggio della sua immaginazione viva e del calore della sua espressione. Posso affermare che la lettura di questa introduzione, che in altre circostanze avrei giudicato un po' prolissa, abbia sortito lo stesso effetto di una chiacchierata davanti ad una tazza di tè con Mr. Hawthorne; al cui termine, mi son ritrovato ad avere una nuova e stimatissima conoscenza. 
L'espediente del manoscritto ritrovato non è naturalmente una novità. Ma ciò non nuoce affatto all'intenzione di conferire autenticità e dignità alla storia che di lì a poco verrà narrata.

Siamo a Boston, nel '600, in piena epoca coloniale. La ricerca della purezza, dell'incorruttibilità è l'eredità che lo sfarzo elisabettiano ha lasciato al nuovo secolo. Ed eccoli i coloni puritani, severi ed ammantati di tetra austerità così come Hawthorne ce li presenta e, sicuramente, come davvero sarebbero apparsi allo spettatore contemporaneo. In questo mondo dove l'imposizione di un assoluto rigore sembra non far altro che aumentare i sabba nei boschi, si svolge la doppia espiazione di un unico peccato... 
Mi stupisce sempre, mi turba che nella dimensione dell'anima si realizzi così indissolubilmente il legame fra salvezza e dolore. E questo romanzo ne riporta un esempio penosamente toccante. 
L'adultera Hester Prynne è condannata a portare a vita il marchio ardente del suo atto; il suo complice, a dover vivere con un rimorso che lo divorerà anima e corpo. 

Ma chi sconta veramente la sua pena? Colei contro la quale in ogni istante si abbatte lo sguardo accusatore del prossimo, o colui che deve affrontare soltanto se stesso? Questo il dubbio che l'autore suscita, ponendo in continuo parallelismo le esistenze dei due peccatori. All'una, la Provvidenza dà un'irrequieta creatura, destinata a mantenere viva e ardente la colpa di cui è figlia; all'altro, la vendetta degli uomini avvicina il ghigno rugoso di colui che manterrà alte le fiamme del suo tormento... 

È impossibile non ammirare l'imponenza dello spirito di Hester. Ed anche Hawthorne sembra sbilanciarsi in questo senso, tratteggiando effettivamente le forme di una donna eroica, di quella che ci appare sempre più nitidamente come una fra le prime ad addossarsi il grave fardello di difensore della dignità femminile, pronta a sopportare la bruciante ferita della lettera scarlatta in nome di quella forza di cui sente che il suo genere sia il portatore esclusivo. E, personalmente, non posso che concordare con lei.

Buone letture...

Titolo: La lettera scarlatta
Autore: Nathaniel Hawthorne
Traduzione di: Fausto Maria Martini
Casa editrice: Mondadori
Prezzo di copertina: € 9,00


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