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Recensione • GIOBBE - ROMANZO DI UN UOMO SEMPLICE

Romanzo strano. 
Giobbe - Romanzo di un uomo semplice, sembra (e dico: sembra) non concedersi affatto alcuna licenza dalla semplicità dell'uomo la cui storia, intrisa di affanni, Joseph Roth ha vergato fra le sue righe. Pubblicato nel 1930, è opera di un autore abbastanza singolare, sul quale invito a leggere qualcosa, basta una di quelle biografie che il web ospita. 

A dire il vero, questo romanzo non è rientrato per niente nelle mie aspettative. Ma è altrettanto vero che difficilmente accade il contrario, soprattutto se l'idea che ci si è fatti non solo è priva di alcun legame con l'esperienza diretta dell'oggetto (nel nostro caso, il libro in questione), ma è per di più un'immagine ben nitida e fissa nella nostra mente. Ciononostante, lungi da me dirmi deluso da questa lettura. Romanzo strano (mi ripeto intenzionalmente; tale constatazione mi si è presentata più volte alla mente mentre sfogliavo il libro, quasi una sorta di leitmotiv). 

Il giudizio circa la forma, l'espressione, l'efficacia comunicativa ed evocativa dell'autore è sicuramente positivo. La stranezza del romanzo si manifesta nel contenuto, nella trama. La storia narrata è quella delle sventure di una misera famiglia di ebrei russi, che deve far fronte non solo a mancanze materiali, ma anche a quella che sembra una maledizione, un'avversione divina che porta addirittura alla nascita di un nuovo membro deforme e dalla mente annebbiata. Si ha un susseguirsi di tappe angoscianti e dolorose: separazioni, nostalgie, paure, morti. E poi, improvvisamente, un eclatante riscatto, un lieto fine sconcertante, qualcosa di veramente difficile da interpretare a fronte della grandezza che lo stile fino ad allora incontrato, che le emozioni sorte durante la lettura hanno preannunciato e che smentisce qualsiasi sospetto di banalità. Eppure, un po' banale non può che esserlo: sembra voler dare un conforto sciocco, voler ricordare come dal dolore nasca la gioia, per giunta con la pretesa di dimenticare come più sovente il dolore muoia in se stesso e senza progenie.

Poi mi siedo un attimo, rifletto. 
Abbiamo assimilato un brutto vizio: cercare sempre di interpretare. Il vizio di credere che ogni prodotto d'arte abbia un messaggio da lanciare, un messaggio razionale; convinzione da cui scaturisce l'isterica voglia di scorgere questa così ben celata interpretazione, questo trasparentissimo messaggio. E trascuriamo vergognosamente che un romanzo, una canzone, un quadro non parlano la lingua della ragione, ma quella dell'anima! Non ci accorgiamo di quanto sia assurdo leggere quelle parole con gli occhiali della ragione, piuttosto che con quelli del sentimento.
Indossando le lenti giuste, dico: "Ha risvegliato emozioni assopite, ne ha suscitate di ignote. Mi ha commosso. Non  so perché, non voglio saperlo; ma ha dialogato coi miei sentimenti..."

In conclusione, Roth ha creato un'opera forse banale per la ragione, ma un'intensissima interlocutrice, una sublime attrice, per il sentimento. 

La cosa che più mi sorprende, è sapere che tutto questo è qualcosa di unico, di personale e massimamente intimo, sapere che non per tutti, per nessuno anzi, vale e varrà ciò che ho provato ad esprimere con questo commento... Buone letture!


Titolo: Giobbe - Romanzo di un uomo semplice
Autore: Joseph Roth
Traduzione di: Laura Terreni
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 195
Prezzo di copertina: € 9,00

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