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Recensione • GENTE DI DUBLINO

 
Con i suoi quindici racconti, Gente di Dublino (Dubliners il titolo originale) rappresenta non solo una fra le maggiori opere di James Joyce, ma anche la consacrazione del genere e del suo futuro successo. Pubblicato nel 1914, il libro contiene brevi storie scritte fra il 1904 ed il 1907, tutte ambientate nella Dublino malinconica e arresa di inizio secolo scorso. 

Silenzio. Una sensazione alquanto inusuale, ma è proprio quella che ho provato al termine delle lettura di ciascuna storia.
La narrazione di Joyce è assolutamente priva di qualsiasi elemento possa costituire un semplice abbellimento, un orpello fine a se stesso. Immediatamente ci si trova ad osservare le piccole scene rubate alla vita dei personaggi. E alla fine di ogni storia, il silenzio. Il silenzio dell'eloquenza muta, di ciò che non ha bisogno di esser detto perché già trascritto nel linguaggio dell'animo. L'autore lascia che sia la quotidianità dei personaggi a raccontarne i sentimenti, le frustrazioni, i piaceri, i dolori. Tutto lasciato al suo naturale corso, nulla di interrotto e di concluso, spiragli aperti brevemente su fiumi che scorrono noncuranti di queste piccole intrusioni. La malinconia è presente in varie forme, in certi momenti raggiunge picchi di dolcezza e di piacevole calore. Ma è pur sempre la malinconia di vite sconfitte, esistenze che trascorrono a capo chino, davanti al quale l'umiliazione è presente ogni volta che prova ad alzarsi.

La mancanza di una trama unica, l' organicità latente e profonda, credo che rendano Gente di Dublino un lavoro molto esposto ad una momentanea incomprensione, un' opera che potrebbe essere non apprezzata da tutti o in determinati momenti del nostro mondo interiore. Tuttavia, a chi riesce di compiacersene, questa lettura non si mostra come la ferma esposizione di un' idea, di un punto di vista; mai per lui assume le forme di discorso rivolto alle sue più intime orecchie. Appare invece come una muta compagna che, di volta in volta, apre e richiude quegli spiragli sottili e discreti sulle vite di qualche disgraziato. Immerso nella dimensione più ima dello spirito, egli può allora abbandonarsi ai suoi spontanei moti. 

Personalmente, non ho apprezzato allo stesso modo tutti i racconti: per la loro varietà, credo sia naturale che ognuno percepisca un coinvolgimento diverso alla lettura delle singole storie. Ritengo sia un libro non solo molto pratico dal punto di vista strutturale, nel senso che ogni racconto può esser letto indipendentemente dagli altri, ma anche uno fra quelli per cui meglio si realizza quella cangianza che fa apparire sconosciute le letture a cui ci si riavvicina per risfogliarle dopo qualche tempo. Il periodare di Joyce è scorrevole, ma soprattutto funzionale alle esigenze che ogni situazione richiede, e che vengono soddisfatte dalla sua padronanza della parola come foriera di nuove emozioni e riscopritrice di vecchie, nonché dalla grande confidenza che lo lega ai personaggi ed alle situazioni stesse. 

Non un libro spensierato. Molto invernale, se la metafora mi è consentita. 
Buone letture...

Titolo: Gente di Dublino
Autore: James Joyce
Traduzione di: Marina Emo Capodilista
Casa editrice: Newton Compton Editori
Pagine: 192
Prezzo di copertina: € 6,00

Commenti

  1. Capita di rado di trovare nuove recensioni di classici.
    Credo che la varietà delle situazioni sia uno dei punti di forza assoluti di Joyce. Mi piace.
    Buona serata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Spero che queste recensioni possano essere interessanti, anche se parlano di opere già abbondantemente commentate.
      La varietà delle situazioni, la familiarità con cui vengono esposte, l'assoluta discrezione dell'autore, la semplicità e l'immediatezza della composizione finale: per tutto ciò, ammiro tantissimo Joyce.
      Buona serata anche a te. :)

      Elimina

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