BLOG...PERCHÉ? Passa ai contenuti principali

BLOG...PERCHÉ?

 
Non sono di quelli che producono e a cui basta compiacersi di se stessi. Purtroppo, ho bisogno di suscitare il compiacimento, o anche solo l'interesse altrui. Probabilmente, è un tentativo di affermare la mia esistenza. 
Volendo essere meno patetico, con questo blog intendo dar sfogo a certe mie inclinazioni che temo possano atrofizzarsi, in seguito al percorso di vita e di studi che ho deciso di intraprendere. Diverse volte ho provato a tenere un blog, con risultati decisamente pessimi, ma che non hanno affievolito il mio desiderio di lavorare ad uno spazio personale. Credo che la causa dei fallimenti sia stata la mancanza di un progetto, di un modellino, di un'idea portante. Ed è di queste cose che sto cercando di dotare il presente blog. 
L'intento principale è quello di proporre "recensioni", che compariranno più nella forma di soggettive riflessioni, dei testi che più mi susciteranno interesse durante le mie letture: è da un po' che ho l'abitudine di fingere di parlare a qualcuno di un libro che ho appena finito di sfogliare...
Ovviamente, è il mio spazio, perciò molto probabilmente accoglierà anche altri tipi di post, frutto di una creatività che, appunto, non riesco a far stare in silenzio. 
Sentivo necessario per me stesso mettere per iscritto questa sorta di presentazione. 
Grazie a tutti coloro che si soffermeranno su questi post.

Commenti

Post popolari in questo blog

Recensione • GIOBBE - ROMANZO DI UN UOMO SEMPLICE

Romanzo strano.  Giobbe - Romanzo di un uomo semplice, sembra (e dico: sembra) non concedersi affatto alcuna licenza dalla semplicità dell'uomo la cui storia, intrisa di affanni, Joseph Roth ha vergato fra le sue righe. Pubblicato nel 1930, è opera di un autore abbastanza singolare, sul quale invito a leggere qualcosa, basta una di quelle biografie che il web ospita. 
A dire il vero, questo romanzo non è rientrato per niente nelle mie aspettative. Ma è altrettanto vero che difficilmente accade il contrario, soprattutto se l'idea che ci si è fatti non solo è priva di alcun legame con l'esperienza diretta dell'oggetto (nel nostro caso, il libro in questione), ma è per di più un'immagine ben nitida e fissa nella nostra mente. Ciononostante, lungi da me dirmi deluso da questa lettura. Romanzo strano (mi ripeto intenzionalmente; tale constatazione mi si è presentata più volte alla mente mentre sfogliavo il libro, quasi una sorta di leitmotiv).

Recensione • L'ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO A MORTE

Un romanzo molto breve, un concentrato di emozioni e tormenti, il tutto raccolto e assemblato per dare vita ad un urlo, ad uno strattone che risvegli negli uomini la consapevolezza che vivere non sancisce il possesso della vita stessa, né della propria, né di quella altrui. Scritto nel 1829 dalla penna del padre del Romanticismo francese, Victor Hugo, L'ultimo giorno di un condannato a morte credo sia uno dei lavori più toccanti e disarmanti che il gusto romantico abbia partorito.

AUSTEN E DOSTOEVSKIJ: UN INSOLITO CONFRONTO

Ho terminato, tra i pomeriggi di sabato e domenica scorsi, la lettura di "L'abbazia di Northanger", uno dei primi romanzi, e sicuramente il meno famoso, scritti da Jane Austen. In quei due giorni, nei momenti in cui mi concedevo delle pause da quella vispa e loquace distrazione, mi veniva stranamente a trovare il volto di Fëdor Dostoevskyij.  Immaginerai la confusione in cui la mia povera mente si ritrovava: leggevo la composta e calorosa quotidianità della Austen, e il padre di Raskol'nikov mi veniva a bussare alla porta!